La teoria del ciclo economico

Per poter parlare delle due crisi economiche del mondo moderno dobbiamo prima soffermarci sulle teorie economiche che le hanno precedute ed analizzate, in modo da poterle capire e poter esaminare il ruolo che hanno avuto le imprese bancarie nelle cause e nello svolgimento delle due crisi.

Parleremo quindi prima della teoria del ciclo economico, che ha influenzato la politica economica degli ultimi due secoli e a cui hanno contribuito alcuni dei più importanti economisti di questi anni.

 

Finanze: La teoria del ciclo economico

 

Introduzione

La teoria del ciclo economico analizza l’andamento ciclico di espansione e contrazione dell’economia di un paese. La sua regolarità e le sue manifestazioni hanno persuaso gli economisti che il ciclo economico è un fenomeno tipico del sistema capitalista nato dopo la prima rivoluzione industriale.  Lo studio della dinamica delle fluttuazioni cicliche richiede che vengano eliminati i fattori di disturbo che possono oscurare la reale meccanica del ciclo; sono costituiti dai fatti accidentali che sono di natura del tutto casuale e dai movimenti stagionali che hanno una durata più breve, mensile o giornaliera.

Fino ai primi decenni del XX secolo, il principale indicatore del ciclo era il livello dei prezzi, che subiva forti oscillazioni. Successivamente è iniziata una fase, che ancora dura, in cui il livello dei prezzi mostra un andamento continuamente crescente; l'attenzione si è quindi spostata sui livelli della produzione e dell'occupazione utilizzando quindi la variazione del PIL come principale indicatore.

 

Fasi del ciclo economico

Nei cicli economici vengono individuate le seguenti fasi:

  • fase di prosperità, o boom, nella quale il PIL cresce rapidamente;
  • fase di recessione, individuata da una diminuzione del PIL in almeno due trimestri consecutivi;
  • fase di depressione, in cui la produzione ristagna e la disoccupazione si mantiene a livelli elevati;
  • fase di ripresa, in cui il PIL inizia nuovamente a crescere.

 

Durante l'espansione aumentano gli investimenti, il reddito e l'occupazione. L'aumento della domanda fa aumentare i prezzi dei fattori produttivi, e ciò determina un calo negli investimenti. Si avvicina la crisi, che porta ad un'inversione della tendenza espansiva e della depressione. La depressione è caratterizzata da un calo della domanda, che provoca il fallimento delle imprese più deboli e la diminuzione degli investimenti. Le aspettative diventano pessimistiche, aumenta la disoccupazione e le imprese riducono la produzione. Quando però gli imprenditori si rendono conto che la produzione è scesa eccessivamente, un certo ottimismo si diffonde nel sistema causato dalla discesa dei prezzi e dai tassi d'interesse bassi . Gli imprenditori riprendono ad investire e ciò porta ad una svolta positiva, cioè alla ripresa.  

Quanto alla durata delle fasi, si sono individuati tre modelli principali:

  • ciclo breve di Kitchin, basato sulle variazioni delle scorte e avente durata breve, da 3 a 5 anni;
  • ciclo medio di Juglar, basato sulle variazioni del credito e delle riserve bancarie, di 7-11 anni;
  • ciclo lungo di Kondratiev, di durata nettamente maggiore;

 

Nella storia si sono registrati diversi  cicli di Kondratiev, ma noi ci occuperemo solo di quello più recente, ovvero del ciclo  detto "neo-mercantilista", dal 1898 al 1950 (circa), iniziato con la diffusione dell'energia elettrica e dell'automobile, con una fase di recessione a partire dal 1911 ed una di depressione dal 1925 al 1935, interrotta dalla seconda guerra mondiale e terminata con il boom economico del 1950 , anche se è più incerta l'individuazione dei cicli dopo il 1935 a causa della scomparsa delle ampie fluttuazioni dei prezzi che avevano caratterizzato i cicli precedenti e per la diffusione di politiche anticicliche di tipo keynesiano.

Teorie del ciclo economico

Gli economisti classici non avevano elaborato una teoria del ciclo economico perché ritenevano che il mercato fosse in grado di garantire l'equilibrio tra domanda e offerta poiché era l'offerta a determinare la domanda dei beni. Solo l’economista inglese Thomas Robert Malthus aveva sottolineato che poteva verificarsi il caso di prodotti che rimanevano invenduti sul mercato con la conseguenza dei mancati ricavi e dei costi di magazzinaggio degli stessi (Malthus aveva osservato che a causa del risparmio la domanda può essere inferiore alla produzione).

Vere e proprie teorie del ciclo si hanno solo dopo il lavoro di Clément Juglar, che aveva individuato un ciclo economico della durata media di 9 anni caratterizzato dall'espansione del credito e dalla riduzione delle riserve bancarie nelle fasi di ripresa e di prosperità e dall'andamento opposto nelle fasi di recessione e depressione.

In una prima fase, le teorie del ciclo miravano soprattutto ad individuare strumenti monetari in grado di contenere le ampie oscillazioni dei prezzi o almeno di mitigare i loro effetti. Successivamente, l'obiettivo è diventato quello di prolungare il più possibile le fasi di espansione e ridurre quelle di contrazione, sostenendo la produzione e l'occupazione.

 

Tra le più importanti teorie del ciclo economico ricordiamo:

  • Teorie climatiche : William Stanley pensò di aver individuato le origini delle fluttuazioni economiche nel ciclo delle macchie solari, che ha una periodicità analoga; riteneva infatti  che le macchie solari, per via del loro effetto sul clima, influenzassero i raccolti e, quindi, il prezzo del grano. Al tempo stesso, rilevava gli effetti negativi delle oscillazioni dei prezzi sui pagamenti differiti  e ripropose il Tabular Standard: un indice dei prezzi che consentisse di rettificare il valore nominale dei pagamenti alla scadenza.

 

  • Teorie monetarie:  secondo queste teorie il ciclo dipende da errori di politica monetaria. È la spiegazione oggi sostenuta dalla scuola monetarista. Sostiene infatti M. Friedman che responsabile della grande crisi del 1929, fu la politica restrittiva della banca centrale americana che riducendo la quantità di moneta provocò fallimenti a catena.

 

  • Teoria del sottoconsumo : il ciclo dipende dall'insufficienza della domanda, causata dall'ineguale distribuzione del reddito. Poiché i lavoratori percepiscono salari che aumentano meno del reddito globale, la domanda è insufficiente ad assicurare uno sbocco della produzione industriale innescando la crisi.

 

  •  Teorie della sovracapitalizzazione: secondo queste teorie il ciclo è originato dalle fluttuazioni degli investimenti; Infatti quando aumentano gli investimenti aumentano anche i consumi: si innesta  così un processo cumulativo che si trasmette a tutto il mercato, dando luogo all'espansione. Quando nel mercato i prodotti diventano sovrabbondanti, i prezzi scendono e diminuisce la produzione. Avrà così inizio la fase depressiva.

 

  • Teoria keynesiana : Secondo Keynes non vi è diretta connessione tra risparmi e investimenti, in quanto le decisioni di risparmiare vengono prese dai consumatori in funzione del loro reddito, mentre le decisioni di investimento sono prese dagli imprenditori sulla base delle aspettative di profitto e del tasso di interesse.

I tre fattori che influenzano in generale il livello della produzione e dell'occupazione sono, per Keynes, la propensione al consumo, la preferenza per la liquidità e l'efficienza marginale del capitale. Le fluttuazioni economiche vanno spiegate, secondo Keynes, soprattutto con quelle dell'efficienza marginale del capitale, ovvero con le fluttuazioni della redditività attesa da un progetto di investimento.

La fase espansiva del ciclo è caratterizzata da «aspettative ottimistiche sul reddito futuro dei beni capitali, abbastanza forti da compensare la loro crescente abbondanza e i loro crescenti costi di produzione, e forse anche un aumento del tasso di interesse».L'espansione dell'attività produttiva, infatti, si autoalimenta grazie al meccanismo del moltiplicatore. Quando poi subentra qualche delusione e le aspettative peggiorano, si arriva ad un aumento della preferenza per la liquidità. Può aversi così una depressione anche lunga.

La depressione può durare tanto quanto necessario perché il logorio e l'invecchiamento dei beni capitale ne provochi una tale scarsità da riaumentare l'efficienza marginale del capitale. Per questo motivo Keynes ritiene necessaria una «socializzazione di una certa ampiezza dell'investimento», senza arrivare alla proprietà pubblica dei mezzi di produzione, ma nell'ambito di una collaborazione con l'iniziativa privata.

Keynes chiarisce pure che non intende riproporre una teoria del sovrainvestimento indotto da un tasso d'interesse troppo basso, ancor meno un rimedio consistente in un aumento del tasso d'interesse. Non si ha, infatti, sovrainvestimento in senso fisico (sovrabbondanza di beni capitali), ma piuttosto un eccesso di fiducia, che fa sopravvalutare il rendimento degli investimenti. Al tempo stesso, la delusione provocata dall'insuccesso di alcuni investimenti genera poi un «eccesso di pessimismo» che porta a sottovalutare quel rendimento.

  • Teoria neokeynesiana: La teoria neokeynesiana considera il fatto che l'aumento dei consumi, generato dalla crescita della domanda aggregata, provoca un aumento più che proporzionale della domanda di mezzi di produzione necessari per soddisfare la crescita della domanda. Secondo il modello neokeynesiano la fase di prosperità viene raggiunta più rapidamente rispetto al modello del moltiplicatore perché maggiore è l'investimento e quindi la domanda aggregata cresce più rapidamente. Naturalmente se la domanda di beni di consumo diminuisce, la crisi, secondo il modello neokeynesiano, si aggrava molto più velocemente rispetto al modello di Keynes.

 

  • Teoria dello sviluppo economico : Schumpeter individuò nell'introduzione delle innovazioni tecnologiche nel processo produttivo la causa principale delle fluttuazioni di lungo periodo. Secondo lui infatti le innovazioni non si distribuiscono in modo uniforme nel tempo ma sono introdotte a "grappoli" , dato che tendono a concentrarsi in determinati periodi. La loro introduzione nel processo produttivo ha ricadute che durano nel tempo, fino a quando i nuovi beni, prodotti grazie alle innovazioni, saturano il mercato; a questo punto le imprese diminuiscono gli investimenti perché sono diminuite le prospettive di profitto. Inizia allora la fase recessiva del ciclo, che avrà termine solo con l'introduzione di altre innovazioni. Schumpeter ha individuato 4 onde lunghe, la cui espansione è legata rispettivamente all'introduzione della macchina a vapore (I ciclo), allo sviluppo delle ferrovie (II ciclo), all'elettricità e dell'industria chimica (III ciclo) ed infine l'introduzione dell'automobile (IV ciclo)

Nella sua opera sui Cicli economici Schumpeter tentò di individuare nella storia economica le diverse fasi dei cicli di Kitchin, Juglar e Kondratiev. Quanto alla crisi del '29, vi vide la simultanea caduta di tutti e tre.

Neanche i tre cicli, tuttavia, riuscivano a spiegare l'effettivo andamento della crisi. Si era infatti registrata una ripresa nel 1933-1934 che, interpretata alla luce del ciclo di Juglar, avrebbe dovuto dare inizio ad un ciclo di almeno 7 anni, ma vi fu invece una nuova crisi nel 1937-1938. Schumpeter attribuì la mancata ripresa a misure politiche «ostili al capitalismo»; si tratta di una tesi, poi sviluppata più ampiamente in Capitalismo, socialismo e democrazia, secondo cui «il capitalismo produce, nel suo stesso svolgersi, un'atmosfera sociale - un codice morale- ostile ad esso; e quest'atmosfera, a sua volta, produce politiche che non permettono ad esso di funzionare».

Analizziamo quindi questa crisi che cambiò completamente il modo di pensare l’economia e che portò alla luce numerose contraddizioni nel sistema economico capitalistico.